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POSTPORNO, ovvero il cammino della dissidenza sessuale

Ultimamente mi sto appassionando e avvicinando a forme di pornografia alternativa e mi piacerebbe condividere le mie ultime scoperte, partendo da una in particolare. Qua a Milano, un po’ per caso un po’ per fortuna, ho assistito a una performance di Rosario Gallardo (progetto di M. T. e del marito). M. T., i cui interventi già seguivo sulla rivista MilanoX, si esibisce pubblicamente in performance sessuali, alle quali gli spettatori possono rimanere passivi o diventare attivi prendendovi parte!
Attraverso Rosario Gallardo sono venuta a conoscenza di questa nuova forma espressiva: il POSTPORNO.

Tale corrente nasce durante gli anni ’70 come movimento alternativo al codice pornografico convenzionale. Il termine è stato coniato dall’americana Annie Sprinkle che da attrice porno si è reinventata regista e performer con l’intento di smascherare il maschilismo presente nella pornografia.
Oggi il movimento è molto attivo e diffuso in Spagna, in minor misura nel nostro Paese. Alcuni nomi della scena postpornografica italiana sono Slavina (parte integrante del progetto Le ragazze del porno), il collettivo Zarra Bonheur e il già citato Rosario Gallardo.
Il postporno si fa strada utilizzando diverse forme di comunicazione ed espressione: dalla letteratura ai blog, dai video online a laboratori e performance dal vivo.

L’aspetto che più mi ha entusiasmato di questa corrente è l’intento diversificatorio dalla pornografia convenzionale.
In ottica postpornografica, il porno mainstream è considerato esclusivamente un prodotto di uomini per uomini, con ruoli predefiniti (troppo definiti), dove l’unico scopo è il raggiungimento dell’orgasmo maschile. Inoltre l’uso della pornografia si riduce a essere una parentesi occulta nella nostra vita quotidiana, dal momento che non viene integrato con il nostro reale.

La postpornografia vuole sovvertire quel codice imposto dal porno che ha assoggettato a norme la sessualità e dare voce a tutti i generi, sia in qualità di autori che di fruitori. In più, e questo è l’aspetto che più mi piace, il postporno vuole creare continuità con la quotidianità, ne deve essere parte integrante. L’intento è quello di riuscire ad accettare la propria sessualità e orientamenti, le proprie “imperfezioni” e i propri “difetti” anche attraverso l’accettazione da parte degli altri. Vivere il sesso quindi come un’esperienza divulgabile, volta a scongiurare i tabù e la vergogna. Un passaggio dal privato al pubblico, al collettivo, in nome del piacere condiviso e allargato.

Inoltre il postporno si conferisce una forte valenza politica, vuole essere un mezzo per sovvertire il sistema capitalista della società. Pur non abbracciando totalmente questo aspetto, condivido l’idea di investire il porno di altri valori e funzioni. Credo che la pornografia abbia una forma immensa, spropositata e invece di utilizzare questa potenza solo per fini monetari penso sia bellissimo ed esaltante utilizzarla anche in altri campi, come quello sociale o artistico.

Parlare in maniera esaustiva del postporno è complesso, essendo un movimento ricco di sfaccettature e impossibile, in virtù della sua stessa natura poliforme, da categorizzare e reprimere in descrizioni univoche. Questo è quello che ho percepito curiosando qua e là… ma ci sarà occasione di riparlarne!

 

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