Recensioni

Justine, De Sade

Riflessioni libertine su “La nuova Justine”

Chi ha deciso ciò che è bene e ciò che è male?
François de Sade ci insegna che la morale non esiste, è solo formalismo. I principi morali non sono altro che un’invenzione, diventata poi imposizione e introietta dagli esseri umani, che l’hanno fatta propria, ingannandosi fosse una loro predisposizione naturale, ingenita. Ma nel mondo sadiano il sistema morale sussiste solo in funzione dell’ordine sociale e viene quindi a mancare una sostanziale differenza tra vizio e virtù.
Il vizio potenzialmente potrebbe essere sì annientato ma è necessario alla società, tanto quanto le leggi morali. E infatti senza ciò che è considerato male come potrebbe sussistere il bene? Ecco perché Dio non cancella il peccato, ecco perché i capi di Stato non lo eliminano. Il bene per affermarsi ha bisogno del suo opposto, del suo gemello cattivo.

Ne La nuova Justine si narra la sorte di una ragazza, rimasta orfana appena adolescente, assieme alla sorella Juliette. Le loro strade però si dividono da subito: Juliette sceglie la fortunata via del vizio e Justine quella sciagurata della virtù.

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lady-chatterley

Alla ricerca dell’eros perduto con Lady Chatterley

«Fica! Sei tu; è quella cosa in cui entro ed è quello che diventi tu quando entro in te, nient’altro. Chiavare è soltanto quello che si fa. Gli animali chiavano. Ma fica è molto di più. Sei tu, capito: e non sei affatto un animale, no? anche da chiavare. Fica! È questo il bello di te, piccolina!»

Con L’amante di Lady Chatterley  prende inizio il mio percorso alla scoperta della letteratura erotica. Come molti già sapranno il libro narra la storia di una giovane donna, Connie, sposata con Lord Clifford, uomo della bassa aristocrazia, ipocrita e formale . La vicenda è ambientata in Inghilterra, nel piccolo paese di Wragby, nel dopo guerra, in quella fase di ascesa animata da una forte spinta verso la modernità e il progresso. Nel corso del romanzo l’unione tra i coniugi Chatterley si allenta sempre più e la giovane donna cerca altrove il suo appagamento sessuale e morale.

Non voglio dilungarmi ad analizzare il tortuoso percorso di pubblicazione né le pecche e i pregi narrativi ma piuttosto soffermarmi sugli aspetti che in passato hanno marchiato il romanzo come scandaloso e osceno.

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Salò-pasolini

I 10 film più disturbanti nella storia del cinema (ABOUT SEX)

1 Salò o le 120 giornate di Sodoma (Salò, or the 120 Days of Sodom) – Pier Paolo Pasolini, 1975
Pellicola che contiene alcune tra le perversioni più insane dell’animo umano mai viste in un film. Pasolini si rifà alle 120 Giornate di Sodoma di de Sade, da cui il titolo prende spunto; ma il contesto qui è un altro, il fascismo e la Repubblica di Salò. Al contrario di de Sade, dove le oscenità descritte sembrano essere fini a se stesse, Pasolini vuole dare allo spettatore una sorta di morale. Salò è prima di tutto un film contro ogni tipo di violenza e tortura nei confronti di ogni essere umano.

 

2 La vera gola profonda/Gola profonda (Deep Throat) – Gerard Damiano, 1972
Rientra in questa classifica nonostante sia a tutti gli effetti un film pornografico, in quanto ha stravolto completamente la concezione del porno. Per la prima volta un film a luci rosse, che fino ad allora erano considerati di nicchia – in quanto film da “depravati” – è stato visto da milioni di persone in tutto il mondo. 25000 dollari di spesa per un incasso pari a 100 milioni, una cosa mai vista nella storia del cinema. Il film ha una trama, cosa assai rara nel porno odierno, che tratta uno dei tabù del sesso, l’orgasmo femminile, e la sua impossibile rappresentazione a livello visivo. La pornografia può essere suddivisa in un prima e un dopo Gola profonda.

 

3 Antichrist – Lars von Trier, 2009
La follia che segue la morte di un figlio assume tratti disumani in questa pellicola. Il capolavoro di Lars von Trier.


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Fifty-shades-of-grey

50 sfumature d’amore. Ma il sesso dov’è?

Cinquanta sfumature di grigio… torpore, aggiungerei. Grigio è infatti il colore che meglio rappresenta il primo episodio tratto dalla trilogia della scrittrice inglese E. L. James.

La trama, che già dai trailer “esclusivi” si preannunciava scontata, è appunto inconsistente. L’ incontro tra i due protagonisti è immediato, avviene dopo soli 3 minuti dall’inizio della pellicola; e da subito si capisce che sarà amore.

I dialoghi adolescenziali, patetici, ricordano le meno (più?) riuscite love story americane degli ultimi decenni e sono esasperati da alcune esclamazioni del protagonista – il bel milionario Christian Grey, l’uomo che «esercita il controllo su ogni cosa» – che proprio non funzionano e si trasformano, senza volerlo, in battutacce da bar sport («Io non faccio l’amore. Io scopo. Forte»). Con tutto rispetto per i bar sport.

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caligula

Incesto, orge e delitti. Caligola

«Attraverso Caligola, per la prima volta nella storia, la poesia provoca l’azione e il sogno la realizza. Lui fa ciò che sogna di fare. Lui trasforma la sua filosofia in cadaveri. Voi dite che è un anarchico. Lui crede di essere un artista. […] Finché Caligola è vivo, io sono alla completa mercé del caso e dell’assurdo, cioè della poesia.»
(Albert Camus, Caligola, 1941)

Nonostante la produzione risalga a fine anni settanta e l’ambientazione al 40 d.C, Caligola si presenta come un film atemporale, universale, profetico e perciò sempre attuale. Dal ritratto truce della corte romana dai costumi dissoluti e sfrenati, appare l’esasperata caricatura del potere. Una satira politica ante tempore, dove la fame di dominio e il conseguente delirio di onnipotenza sono brutalmente, ma efficacemente, rappresentati. La brama di assoluto diventa presto, una volta raggiunto, un bisogno insaziabile, un’esigenza. Caligola si presenta inizialmente come un giovanotto, sì un po’ bizzarro, eccentrico, ma tutto sommato innocuo, con il solo vizio di amare – e non soltanto “spiritualmente”– la bella sorella Drusilla. Ma una volta al vertice, iniziano i guai.

Caligola (Malcolm McDowell)

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